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08.15

Cosa ho fatto all'Expo di Milano, come mi è sembrato e perché ci tornerò

A mente fredda parlo anche io della visita all'Expo di Milano. Una sorta di demone-attrazione che ha suscitato, suscita e sempre susciterà emozioni ed opinioni contrastanti: c'è chi lo definisce inutile, chi dispendioso, chi un carrozzone e chi invece ne loda le architetture, l'organizzazione e la presenza stessa in una città italiana.

Sono stata ad Expo giovedì 30 e venerdì 31 luglio con una piccola delegazione di volontari di Pro Loco Valtidonesi: quattro associazioni che si sono unite e hanno colto al volo la possibilità di promuovere la loro terra nel Padiglione di Piacenza e provincia situato sul Cardo (il viale dedicato all'Italia)  a due passi dall'albero della vita. Non mi dilungherò qui sulla Val Tidone, mia patria, ma vi dico solo che i visitatori italiani e stranieri sono rimasti incuriositi ed entusiasti nello scoprire una terra forse poco conosciuta ma di grande valore. In questo caso quindi l'occasione Expo ha dato i suoi frutti.

In questa due giorni ho avuto la possibilità di camminare lungo il Decumano, anche prima dell'apertura ufficiale alle ore 10, osservare i padiglioni e le loro architetture, fantasticare sulle storie che si nascondevano dietro ogni singolo addetto, volontario, barista che si aggirava all'Expo, assaggiare cibi gustosissimi e scoprire curiosità sulla Malesia che forse non avrei mai saputo.

Banale, direte. Certo, rispondo: Expo è un'esposizione universale e come tale mette in mostra, bisogna solo essere pronti ad accogliere ciò che ci viene illustrato. Oltre la mera didattica però c'è tanto intrattenimento: parate, bande, sfilate folkloristiche e non solo. Da buona ascoltatrice la mia attenzione è stata catturata da un concerto che andava in scena nell'area olandese: band rock folk, la voce della cantante era paurosa. Dopo aver gustato una specialità della boulangerie francese ho lasciato per qualche minuto i miei compagni di viaggio per godermi il concerto con una buon birra: ho chiesto alla mia vicina il nome del gruppo e lei, forse la compagna di uno dei musicisti, mi ha gentilmente scritto il nome sullo smartphone, perché i decibel rendevano difficile uno spelling corretto.

Avrei voluto restare ancora, ma i miei amici mi aspettavano all'Albero della vita dove ogni sera, alle 21.30, va in scena lo spettacolo: musica, fontane, giochi di luce, fuochi artificiali. Non sono riuscita a raggiungere il mio gruppo, ma osservando le luci e vedendo intorno a me centinaia di persone, italiani e stranieri, tutti insieme uniti a guardare lo spettacolo, non mi sono di certo sentita sola.

Ecco perché tornerò ad Expo.

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Greta Cavallari

Sono Greta e mi occupo di Strategie di Comunicazione e Web Marketing per aziende, negozi, attività, enti, associazioni e liberi professionisti.

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